giovedì 19 luglio 2018   ::  
 

 

Mi sono presentato al reparto una mattina, vestito con un abito per me elegante: giacca, cravatta ed un cappotto che uso solo per gli incontri più  'esigenti'.

A  dire il vero, prima del sopralluogo, non avevo ancora un'idea definita di ciò che volevo proporre. Sapevo che mi si richiedeva una consulenza di tipo giornalistico, ma l'unica cosa di cui ero più che sicuro, era l'intenzione di fare uso della macchina fotografica alla maniera dei foto-reporter.

 

1° incontro

Penso di avere avuto la fortuna di arrivare nel posto giusto nel momento giusto (come dicono nel mestiere). Nella sala, dedicata allo svago e alle attività ricreative ho notato sui muri dei collage singolari. Contenevano ritagli di riviste incollati su dei cartoncini bianchi corredati da scritte tipo "vorrei essere bella come questa tizia" e via dicendo. Quello che più richiamava la mia attenzione, era la quantità di volte in cui era ripetuto lo stesso soggetto: la bellezza.

 



I ragazzi volevano essere 'belli' proprio come i protagonisti delle foto nelle riviste che consideravano 'belle'. CosÏ ho preso la decisione di 'smontare' le fotografie, rifarle di fronte a loro utilizzando dei modelli, perchè capissero che l'immagine e la comunicazione fotografica distribuita dai media tutti i giorni ò costruita a tavolino. Ed anche che ci sono delle 'teste' che decidono cosa è bello e cosa no. Loro senza "saperlo" stavano nel gioco.

Durante il primo incontro, abbiamo anche parlato di cosa fossero per loro le notizie, bisogna ricordare che ero stato contattato per un corso di giornalismo. Fino ad arrivare, tramite questa chiaccherata, al tema dei -generi fotografici-. Ad esempio, a come una foto familiare diventi, attraverso il tempo, un documento storico e degno di un reportage giornalistico dell'epoca (sebbene all'inizio fosse stata solo uno scatto fatto in famiglia).
Dopo le spiegazioni abbiamo giocato tutti insieme una partita a carte (Solo) dove ho perso addirittura le buone maniere...


In conclusione avevo scelto definitivamente la chiave della 'bellezza', con l'intenzione di influenzare positivamente la loro auto- stima. Perché sono belli senza saperlo, un poco tutti lo siamo, dipende molto dal profilo con il quale ci si pone davanti all'obiettivo.

 


Professionalmente, confesso, ho dovuto a volte trasformare delle autentiche brutture umane, in persone cosiddette 'belle'; ma i ragazzi non dovevano essere messi a conoscenza degli obiettivi, per loro sarebbe bastata l'intenzione di svolgere un normale corso fotografico.


2° incontro
Al secondo incontro ho portato un video-proiettore, ho mostrato degli still-life, delle foto-reportage di guerra, foto artistiche e modelli vari, dall'inizio del '900 ad oggi. Il pretesto era una sorta di accenno storico alla fotografia, in realtà mi interessava la lettura nei confronti di ogni singola immagine.

La stanza l’ho trasformata in un cinema improvvisato, attrezzando i  lenzuoli del reparto come schermo per la proiezione. Ma più che una sala cinematografica sembrava un incontro di pugilato, ognuno esprimeva il suo parere liberamente e al buio e rimanevo sorpreso dalle loro considerazioni.

Present
ando una ragazza bellissima degli inizi del '900 ed una di pari bellezza ma più attuale, commentavano positivamente solo la prima, l'altra, più di tendenza, la catalogavano come "schifosa". Il problema erano gli abiti, la moderna portava dei vestiti molto alla moda tra i giovani ed aveva anche un piercing.
Al contrario del detto, 'i vestiti facevano il monaco'.

3° incontro
Al terzo incontro mi sono presentato vestito piuttosto male. Non se lo aspettavano, però avevo un pò conquistato la loro fiducia, e, come immaginavo, non ci hanno fatto caso.

Ho portato delle luci, una videocamera, il video proiettore
ed una semplice macchina fotografica digitale.
Insieme, sempre nella stessa sala, abbiamo creato un set, puntato la camera sopra un cavalletto verso la scena che veniva contemporaneamente proiettata nell'angolo opposto al set, costringendo tutti noi a non guardare le modelle dal vivo, ma solo le loro immagini.



Questo trucco ci faceva guadagnare tempo e permetteva di lavorare collettivamente ed in modo immediato. Ho dato la macchina fotografica ai ragazzi, che hanno scattato un centinaio di foto, ma il lavoro vero è stata l'osservazione del video.
Ho utilizzato come sottofondo una musica un po' ossessiva, una molto orecchiabile, una rilassante ed un brano degli anni '50 suonato da una decina di autori differenti, ma in chiavi diverse. Era importante creare un'atmosfera, i modelli sarebbero stati più sciolti ed i ragazzi avrebbero fatto gli scatti.
Tutto questo è avvenuto dopo una quarantina di minuti, purtroppo i nostri incontri erano di appena un'ora.

La situazione somigliava ad una scena tratta da Blow Up. Ma, incredibilmente, in questo caso non sono stati i ragazzi a costituire un ostacolo allo scopo, ma i modelli (!). Non avendo fondi per altre risorse, avevo convinto gli operatori a giocare ad essere belli, non prevedendo che avrei avuto dei problemi. Perché, sebbene le ragazze ed il ragazzo abbiano un bell'aspetto, si vergognavano al punto di rompere l'atmosfera. Avrei voluto tanto fargli bere un bicchierino, ma non credo fosse consentito.

Cosi, tirando le somme, i ragazzi si sono trovati bene e si sono divertiti se non per un dettaglio, che ha sconvolto anche me del punto di vista umano. Si rifiutavano di manipolare le persone come oggetti.
Strano per me, che lo faccio praticamente tutti i giorni. I modelli sono oggetti di scena, tra l'altro molto difficili da illuminare.
Cosi ho dovuto convincerli che si trattava di sole immagini, di non pensare più alle persone, ma alle immagini che avevano di fronte. Il problema di fondo è... che avevano ragione.

Infine ci siamo messi d'accordo e abbiamo iniziato a giocare ad essere belli, si! Era anche divertente, sono entrato anche io a far parte delle foto e mi sono pentito per i miei 10 chili di troppo.


La cosa migliore sarebbe stata farli fotografare tra di loro , ma per due diversi motivi si èscelto di non farlo. Primo per la questione privacy, secondo perchè l'intervento era troppo sperimentale (per loro) e non me la sentivo di 'usarli'. Se qualcuno l'avesse presa male avrei leso ulteriormente la sua autostima . Purtroppo credo che sia stato lo stesso per alcuni operatori, l'altro giorno ne ho incontrato uno per strada e mi guardava ancora male...


4
° incontro
Nel quarto incontro abbiamo allestito il video proiettore che proiettava il cd contenente le 100 foto riprese con la macchina fotografica ed abbiamo utilizzato un programma di fotoritocco professionale.

Abbiamo analizzato insieme ogni singola foto per selezionare quelle che volevamo stampare, mettere in onda o rendere visibili al pubblico. Mi sono espresso con loro esattamente come avrei fatto in una vera situazione di lavoro.
Una cosa è risultata comune a tutti, la bellezza Ë soggettiva, certi scatti piacevano, altri no.

5
° incontro
Il quinto intervento Ë stato una conclusione, corta e veloce. Abbiamo 'pubblicate' le fotografie, collocandole in finte pubblicità. Obiettivo raggiunto, tutti si sono sentiti felici, perchè potevano anche loro essere dei modelli, belli e pubblicizzati.
Abbiamo parlato del percorso, e ci siamo fermati in un punto molto sensibile, cioé il bello che abbiamo in noi, di quanto sia aggressiva la manipolazione dei soggetti (che anche io ho confessato) e che nel respingerla hanno completamente ragione.
Mi auguro che il personale 'mea culpa' gli sia utile.

 

                                                                     

 

 


HOME :: FELIPE GOYCOOLEA :: FORMAZIONE :: SOLO VIDEOCLIPS :: AREA COMMERCIALE :: LINKS :: DOWNLOAD CURRICULUM :: GUESTBOOK :: PRET A PORTER :: STREAMING ALIVE
felipe goycoolea copyright (c) 2008    ::   Condizioni d'Uso